MARINA GENOVESE

UN SOGNO LUNGO UNA VITA

Marina GenoveseDieci anni fa, il 19 agosto del 2008, dopo una lotta eroica condotta fino all’ultimo istante con coraggio e allegria, la nostra amatissima compagna Marina Genovese ci ha lasciato. Per noi, che abbiamo lavorato insieme a lei per circa un ventennio, la sua prematura scomparsa ha rappresentato non solo un’insanabile perdita personale ma anche un momento di pausa politica.
Su questa pagina desideriamo commemorare la Marina pubblica, benché la sua vita privata sia sempre stata inestricabilmente legata alla passione politica. Marina ha dedicato l’intera sua vita alle donne, dal femminismo militante nel Movimento di Liberazione della Donna (MLD) al lesbismo separatista. Instancabile, dotata di un’energia inesauribile e prolifica di idee e progetti, per anni non si è concessa altra attività che non fosse dedicata all’Associazione Visibilia e al Festival Immaginaria. Non esistevano né vacanze né week end trascorsi nel riposo o nello svago. Anzi erano proprio quelli i momenti di cui approfittare per concentrare, insieme a lei, il massimo della creatività e della progettualità. Le grandi iniziative infatti, dalle epiche Feste di autofinanziamento (con medie di 500/600 donne nel periodo d’oro) al Festival Immaginaria (12 edizioni), dalla Prima Settimana Lesbica Italiana a Bologna allo spazio separatista “When Night Is Falling” durante l’World Pride del 2000 a Roma, per non citarne che alcune, richiedevano un surplus di lavoro volontario.

La politica era la sua più grande passione. Capace di analisi originali e lungimiranti, è stata la prima a insistere agli inizi degli anni Novanta per instaurare un rapporto con le istituzioni di sinistra, ottenendo dalle stesse quanto in quegli anni ci si poteva ragionevolmente aspettare. Stringeva rapporti anche con le donne di partito, costruendo percorsi trasversali di conoscenza e di confronto, senza per questo risparmiare critiche per mancati interventi, risultati deludenti o pratiche infruttuose. Riusciva a farsi ricevere da sindaci e assessori e a sensibilizzarli grazie alla forza delle sue proposte e, non per ultima, alla sua dialettica e alla sua carica comunicativa, rimasta profondamente partenopea nonostante i 30 anni trascorsi a Bologna.

Il suo lungo impegno politico si è sempre svolto all’insegna della completa indipendenza e autonomia da partiti e centri di potere, fossero in mano agli uomini o alle donne, giungendo a rifiutare vantaggiose alleanze laddove queste avessero comportato l’assimilazione e la rinuncia a un’identità faticosamente conquistata.

Marina ha previsto con anni di anticipo l’evoluzione, e anche una certa involuzione, del movimento lesbico italiano, cercando di lottare con ogni mezzo per richiamare alla memoria delle altre quelli che riteneva i principi basilari di un’etica lesbica ancora da inventare. Lei, che non si definiva una teorica e preferiva la politica del fare, lei che dopo 12 anni tremava ancora di emozione nel presentarsi sul palco di Immaginaria e che viveva il Festival dietro le quinte pur essendone il motore principale, a volte stupiva per citazioni teoriche che erano diventate parte della sua stessa essenza: Mary Daly, Sarah Hoagland…

è stata forse l’eccessiva rigidità con la quale applicava i suoi principi, pretendendo che anche le altre li condividessero e vi si attenessero, ad attirarle talvolta le contestazioni di parte del movimento lesbico. Contestazioni che affrontava con forza, ma che sulla lunga distanza la lasciavano addolorata e talvolta demotivata. L’ultima delle sue controverse intuizioni fu la proposta di modificare il sottotitolo di Immaginaria da “Festival Internazionale del Cinema Lesbico” a “Festival Internazionale del Cinema delle Donne Ribelli, Lesbiche, Eccentriche…”, con la motivazione che bisognava valorizzare nuovamente il rapporto delle lesbiche con il movimento delle donne, in un periodo in cui venivano nuovamente attaccate da referendum sulla fecondazione assistita, dalla rimessa in discussione dell’aborto, dalla politica da veline del CentroDestra.

E soprattutto affermava che all’omologazione e al livellamento di certa politica LGBT le lesbiche dovessero preferire il pensiero delle donne, l’unico dal quale potessero spiccare il volo per creare un mondo davvero diverso.

Concludiamo queste poche righe – nemmeno un lungo discorso restituirebbe la ricchezza e la complessità della sua persona – richiamando i cardini intorno ai quali ruotava la sua intera vita politica. Il primo: lo sconfinato interesse per la dignità e la libertà delle donne, quell’amore che la spingeva a fare di Immaginaria non solo un luogo culturalmente unico, ma anche confortevole, curato nei minimi particolari, professionale fin dalla prima edizione, nel lontano 1993. “Voglio vedere le lesbiche in luoghi pubblici belli, gli stessi che sono a disposizione di tutti: basta con le panche di legno e i muri scrostati di cui ci siamo accontentate per anni. Smettiamo, per prime, di praticare la politica del ribasso che ci offende più di quanto possano fare gli altri!”. Il secondo: la convinzione che tutte insieme potessimo davvero creare un mondo diverso. Perché Marina era un mondo di emozioni, energia, progetti, sempre diverso. Diverso da quello che continuiamo a vedere intorno a noi e contro il quale non avrebbe mai smesso di battersi.
Grazie, Marina. Per sempre. Questa tredicesima edizione è dedicata a te.